Avanza la frana a Niscemi e la zona rossa potrebbe allargarsi

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La terra continua a muoversi, lentamente ma senza sosta. A Niscemi, nel cuore della provincia di Caltanissetta, la frana che da giorni sta divorando il versante occidentale dell’abitato non accenna a fermarsi. Uno scenario che spinge le autorità a prepararsi all'eventuale estensione della zona rossa .

«La massa di terreno coinvolta è più grande di quella del Vajont». Le parole del capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, hanno gelato la città. Il paragone con una delle più grandi tragedie del Novecento non è solo evocativo: secondo i tecnici, il volume di sabbie e argille in movimento supera quello del disastro del 1963.

Attualmente gli sfollati sono circa 1.300, ma il numero potrebbe aumentare. Se nuove porzioni del costone dovessero cedere, la fascia off limits – oggi fissata a 150 metri dal ciglio del precipizio – potrebbe arretrare ulteriormente, inglobando altre abitazioni. I vari rilievi effettuati con i droni hanno mostrato un’area instabile ben più vasta di quanto inizialmente stimato, estesa anche a valle del costone già crollato.

Intanto la vita quotidiana della città è sospesa. Nei vicoli deserti della zona rossa si ripete ogni giorno una scena dolorosa: gli sfollati, accompagnati dai vigili del fuoco, rientrano per pochi minuti nelle loro case per recuperare vestiti, documenti, fotografie, piccoli oggetti carichi di memoria. Finora sono stati effettuati circa 400 interventi di questo tipo, con una media di 70-80 al giorno. Dove il rischio è troppo elevato, però, non entra nessuno: le palazzine a poche decine di metri dal baratro sono interdette anche agli operatori.

Le conseguenze si riflettono anche sui servizi essenziali. Dopo giorni di stop è stata ripristinata la fornitura del metano, interrotta a causa della rottura delle tubazioni. Resta però il nodo delle scuole: cinquemila studenti sono a casa, tre istituti elementari in zona rossa non riapriranno e una ventina di classi verranno redistribuite. Il rientro tra i banchi è ipotizzato per i prossimi giorni, ma l’incertezza domina.

C’è poi la questione del futuro degli sfollati. Secondo Ciciliano, molte abitazioni non potranno mai essere rioccupate e dovranno essere demolite. La parola “delocalizzazione” comincia a circolare con insistenza, alimentando timori e divisioni. Nei bar del paese c’è chi spera in una messa in sicurezza che salvi Niscemi e chi teme lo spettro di una “nuova Gibellina”. A pochi chilometri di distanza, Gela si è detta pronta a mettere a disposizione un’area nel caso in cui si rendesse necessario trasferire parte della popolazione.

Sul piano ambientale, Legambiente Sicilia invita a leggere quanto sta accadendo come l’esito di una storia lunga secoli. Quella di Niscemi, ricordano gli ambientalisti, è la terza grande frana documentata nello stesso settore dell’abitato: una nel 1790, un’altra nel 1997, quando furono abbandonati e demoliti 48 edifici, compresa la chiesa delle Sante Croci.

Oggi, sottolinea Legambiente, Niscemi è anche un simbolo di come il cambiamento climatico stia amplificando fragilità già esistenti: eventi meteorologici estremi sempre più frequenti rendono instabile un territorio che resta il più esposto d’Europa al rischio idrogeologico.

In questo quadro drammatico, non mancano storie di salvataggio. Nei giorni scorsi i vigili del fuoco hanno concluso una complessa operazione per recuperare 20 animali rimasti isolati a valle della frana: cavalli, asini e cani condotti in salvo lungo un sentiero di due chilometri, realizzato e messo in sicurezza passo dopo passo. Un lavoro silenzioso, faticoso, che si affianca a quello quotidiano di assistenza alla popolazione.

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