Le cento fontane di Sinagra, presentato il libro di Vincenza Mola

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Si è svolta a Sinagra, nella cornice storica di Palazzo Salleo, la presentazione del volume Le cento fontane di Sinagra di Vincenza (Enza) Mola. Un appuntamento che ha acceso i riflettori su un patrimonio spesso dato per scontato, ma che costituisce una delle chiavi più profonde per leggere l’identità del territorio nebroideo.

A Sinagra l’acqua non è mai stata soltanto una risorsa naturale. È stata lavoro quotidiano, rito collettivo, misura del tempo e dell’abitare. Da questa consapevolezza prende avvio il libro di Enza Mola, che già dal titolo potrebbe sembrare un semplice catalogo di fontane, ma che in realtà si configura come un vero e proprio censimento di un paesaggio culturale complesso.

Il volume si fonda su una tesi chiara: il paesaggio non coincide esclusivamente con ciò che appare allo sguardo. Esiste una dimensione invisibile, ma decisiva, fatta di simboli, credenze, pratiche rituali e memorie condivise.

L’opera nasce da una ricerca lunga e capillare, costruita attraverso ricognizioni sul campo, fonti d’archivio e soprattutto storia orale. 

Il censimento non si limita alle fontane, ma include anche i palmenti: acqua e vino emergono così come due assi fondamentali del paesaggio, due economie e due simboliche che condividono una stessa grammatica dell’abitare.

Il “cento” del titolo è una soglia narrativa. I dati reali ampliano notevolmente lo sguardo: il libro registra infatti 139 fontane e 52 palmenti, oltre a mulini, frantoi, punti panoramici e alberi secolari. 

Ogni scheda è pensata come strumento operativo: cartografia CTR, dati catastali, informazioni geologiche, uso del suolo, stato di conservazione, condizioni giuridiche e note antropologiche. Una documentazione riusabile, utile per la tutela, per la scuola e per la progettazione culturale.

Particolarmente significativo è l’inserimento di nuclei tematici raramente presenti in opere locali. Un capitolo è dedicato al bisogno dell’acqua, un altro raccoglie colloqui con un rabdomante, facendo emergere pratiche e saperi oggi fragili: la vena d’acqua, le captazioni, le catusere.

Ampio spazio è riservato anche al simbolismo dell’acqua, non come digressione, ma come lente interpretativa capace di mostrare la continuità tra tecnica e sacro, tra infrastruttura e rito, tra gestione della risorsa e confini culturali.

Il volume non indulge nella nostalgia, ma registra una condizione attuale: molte fontane sono oggi poco utilizzate e spesso in stato di degrado. L’acqua domestica ha reso marginali micro-infrastrutture che per secoli hanno avuto una funzione comunitaria essenziale.

Il senso profondo del lavoro di Enza Mola può essere riassunto in una formula: documentare per riattivare. Il censimento diventa una base concreta per itinerari lenti, interventi di recupero, progetti didattici e pratiche di manutenzione. Restituisce dignità ai saperi minuti e alla memoria orale, contribuendo a far tornare il paesaggio un bene comune.

Un incontro che ha confermato come l’acqua, a Sinagra, continui a essere non solo risorsa, ma archivio vivo di storia e identità.

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