Infarto e corsa contro il tempo: il grazie di Antonio agli angeli della sanità

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Un infarto, la paura, la corsa contro il tempo e, soprattutto, la professionalità e l’umanità di tanti operatori sanitari. È la storia di Antonio Praticò, operatore del 118, che il 25 settembre 2026 si è trovato ad affrontare in prima persona un’emergenza sanitaria, passando dal ruolo di chi soccorre a quello di chi ha bisogno di essere soccorso.

Tutto è iniziato con l’arrivo al Pronto soccorso dell’ospedale di Sant’Agata di Militello. Qui, compresa immediatamente la necessità di intervenire, l’infermiere Fabio Barbagiovanni ha eseguito un elettrocardiogramma, informando tempestivamente la dottoressa Daniela Lo Balbo.

Da quel momento, il personale sanitario presente si è attivato per prestare le prime cure. Un lavoro di squadra che ha coinvolto anche Nicola Vega, Caterina Colletto, Stefania Miceli, operatrice socio-sanitaria, e Donata Napoli.

La tempestività degli interventi ha consentito di organizzare il trasferimento in ambulanza verso l’emodinamica di Patti, dove Antonio è stato affidato alle cure degli specialisti.

L’emodinamica di Patti: competenza e tempestività

Nel percorso di cura, un ringraziamento particolare Antonio lo rivolge al dottor Emilio Francesco,  Chiara Sala e a Pietro Ricciardi, coinvolti nella fase del trasferimento, oltre che all’équipe dell’emodinamica di Patti.

Il suo grazie va ai dottori Garibaldi, Magliardita, Sorace, Cuffari e Chiambrando, insieme a tutti gli infermieri emodinamisti che hanno contribuito all’assistenza.

Per Antonio, il loro lavoro rappresenta un esempio concreto di quanto siano fondamentali la preparazione, la rapidità d’intervento e la collaborazione tra professionisti quando ogni minuto può fare la differenza.

Le cure in UTIC: un ringraziamento a tutta l’équipe

Dopo l’intervento, Antonio è stato trasferito in UTIC, l’Unità di terapia intensiva cardiologica, dove ha proseguito il percorso di cura.

Qui desidera esprimere la propria riconoscenza al professore Andrea Consolo e ai dottori Ceraolo Tindaro, Rosario Germanà, Gianfranco Impalà, Antonino Lo Cascio, Riccardo Randazzo, Carmelo Nipote, Annau Miceli, Ferdinando Muscarin, Nunziata Ziino e Valeria Donato.

«A tutti loro va un grandissimo grazie di cuore. Sono medici che uniscono una grande umanità a un’altissima professionalità», è il senso del messaggio che Antonio vuole affidare alla comunità.

Un ringraziamento speciale è rivolto anche al personale infermieristico e alla caposala Rosa Sanfilippo: Luisa Agnello, Maria Buda, Concettina Buzzanca, Antonella Calcò, Tulio Cortese, Pino Cutugno, Rosa Di Blase, Gabriela Di Fini, Maria Catena Fi Natale, Antonio Fabio, Katia Ferrarotto, Antonella Griglia, Marisa Giuffrè, Ivan La Mattina, Nerina Mollica, Ivan Modica, Alessandro Napoli, Lucia Perdichizzi, Daniela Pirri, Guido Romeo, Alessio Russo, Maria Triolo, Fabrizio Tropea e Salvatore Vieni.

Un elenco di nomi che, per Antonio, non è soltanto una lista di professionisti, ma il ricordo di persone che lo hanno assistito in un momento particolarmente delicato della sua vita.

«Grazie agli OSS per l’umanità che mi hanno dimostrato»

Nel suo messaggio, Antonio riserva un pensiero altrettanto sentito agli operatori socio-sanitari, figure essenziali nell’assistenza quotidiana dei pazienti.

Il suo grazie va a Marisa Anania, Nunziatina Furnari, Anna Maria Spanò, Francesca Lampone e Maria Bonfiglio.

«Mi hanno trattato con molta umanità», sottolinea Antonio, riconoscendo il valore di quei gesti di attenzione e vicinanza che, durante una degenza ospedaliera, possono offrire conforto e serenità.

Una testimonianza di riconoscenza

La vicenda di Antonio Praticò è anche un’occasione per ricordare il valore del lavoro svolto ogni giorno da medici, infermieri, operatori socio-sanitari e da tutti i professionisti impegnati nell’assistenza ai pazienti.

Per chi, come Antonio, lavora nel servizio di emergenza del 118, vivere personalmente un’esperienza simile significa conoscere da un’altra prospettiva la paura di chi attende aiuto e l’importanza di trovare, dall’altra parte, persone preparate, attente e capaci di trasmettere fiducia.

Il suo racconto non vuole soltanto ricordare i nomi di chi lo ha assistito, ma anche rendere omaggio a un’intera squadra che, nelle diverse fasi dell’emergenza e del ricovero, ha contribuito al suo percorso di cura.

Antonio conclude il suo messaggio con parole semplici, ma cariche di significato: «Sono stati angeli. Grazie a tutti».

Un grazie che diventa una testimonianza pubblica di riconoscenza verso chi, ogni giorno, mette competenza, dedizione e umanità al servizio della vita.

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