Custodia cautelare per 41enne gravemente indiziato di tentato femminicidio
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Su richiesta della Procura distrettuale di Messina, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di un 41enne, gravemente indiziato del delitto di tentato femminicidio ai danni dell’ex convivente. Il provvedimento è stato emesso al termine dell’udienza di convalida del fermo eseguito dal Pubblico Ministero in relazione ai fatti avvenuti a Giardini Naxos nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 2026.
Le indagini, avviate nell’immediatezza dai Carabinieri della Compagnia di Taormina e coordinate dalla Procura, hanno consentito di delineare un grave quadro indiziario a carico dell’uomo.
L’intervento dei militari è scattato dopo una segnalazione giunta al 112 Nue da parte dei genitori della vittima, che avevano riferito come la figlia, mentre si trovava nella propria abitazione, fosse stata aggredita e trattenuta con la forza dall’ex compagno.
Secondo quanto ricostruito allo stato degli atti, l’uomo avrebbe agito spinto dall’intento di imporre la prosecuzione di una relazione sentimentale che la donna aveva deciso di interrompere. L’indagato avrebbe rinchiuso l’ex convivente nell’abitazione, impedendole di allontanarsi per diverse ore e colpendola ripetutamente con calci, pugni e morsi. Le violenze avrebbero determinato un concreto pericolo di vita: tra le condotte contestate vi sarebbero anche il tentativo di strangolamento e quello di spingerla nella tromba delle scale.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato che, già a partire da settembre 2025, il 41enne non avrebbe accettato la fine della relazione, dando luogo — secondo l’ipotesi accusatoria — a una escalation di comportamenti vessatori e violenze fisiche culminate nell’aggressione della scorsa settimana.
Oltre al tentato femminicidio — fattispecie di recente introduzione con la legge n. 181 del 2 dicembre 2025 — all’indagato vengono contestati anche i reati di atti persecutori (stalking), maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e accesso abusivo a sistema informatico o telematico. In particolare, avrebbe sottratto con violenza il telefono cellulare della donna per accedere ai contenuti presenti nella memoria del dispositivo, alla ricerca di messaggi e informazioni private.
La persona offesa è stata ascoltata tempestivamente dal Pubblico Ministero, come previsto dalla normativa vigente in materia di reati rientranti nel cosiddetto “Codice Rosso”. L’audizione si è svolta con l’assistenza di uno psicologo.
Si precisa che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e quindi l’indagato è da ritenersi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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