L'ultimo saluto alla 38enne di Favara morta nel nubifragio

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Favara ha dato l'estremo, straziante saluto a Marianna Bello, la 38enne inghiottita dalla furia dell'acqua durante il nubifragio che ha devastato la città il primo ottobre. Un addio, celebrato nella Chiesa Madre, che ha trasformato il dolore privato della famiglia – del marito e dei tre figli – in un lutto collettivo, marcato dalla proclamazione del Lutto Cittadino.

La folla radunatasi per le esequie, tenutesi nel pomeriggio di ieri, lunedì 20 ottobre, non era solo lì per il cordoglio, ma anche per stringersi attorno al simbolo di una tragedia che ha squarciato il velo della rassegnazione. Per 18 lunghi giorni, la speranza di ritrovare Marianna viva aveva tenuto col fiato sospeso l'intera provincia, alimentando una mobilitazione senza precedenti, terminata drammaticamente con il ritrovamento del corpo in contrada Misita, a circa 10 chilometri dal centro abitato.

La cerimonia è stata presieduta dall'Arcivescovo di Agrigento. L'indagine della Procura resta aperta, e accanto al lutto, cresce la richiesta di chiarezza su eventuali responsabilità umane o strutturali.

All'uscita del feretro dalla Chiesa, un lungo e commosso applauso ha salutato per l'ultima volta Marianna. In un gesto carico di emozione, decine di palloncini bianchi sono stati liberati verso il cielo, portando con sé la scritta "Marianna Vive", un messaggio di resilienza e di memoria che la comunità ha voluto dedicare a "una grande donna e mamma" strappata troppo presto ai suoi affetti.

Favara si è fermata, con le bandiere a mezz'asta e le attività sospese, in un silenzio che è un misto di preghiera, dolore e, soprattutto, una forte e decisa richiesta di prevenzione. 

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