Poesia dedicata a fratel Biagio

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Di seguito un componimento poetico del prof. Alfonso Di Giorgio dedicato a fratel Biagio.
A BIAGIO CONTE
Il vento soffia e va dove più gli aggrada
e dove, misteriosamente, trova il suo richiamo:
bussò alla tua porta e tu gli apristi,
senza opporre resistenza. Ti fu piacevole
la sua carezza avvolgente e lo seguisti,
lasciandoti trasportare per i sentieri della vita,
tra quelli più impervi e dolorosi.
Per seguirlo nel suo insolito percorso
- oh, stupendo viaggio! – come fece Francesco
con il padre Bernardone, per renderti lieve
e assecondarne il volo, ti sei spogliato d’ogni cosa,
alleggerendoti di tutti quei pesi materiali
che sono soltanto zavorra e impedimento
al volar alto, come s’addice all’uomo,
chiamato ad essere aquila.
Del vento hai assaporato la brezza pungente,
quando con la sola compagnia di “Libertà”,
avvolto nel saio, hai girovagato in solitudine,
riscoprendo nel silenzio tepori di serenità e di pace,
e il sentire quella voce che ci chiama alla vita
e che, immersi nel frastuono delle faccende usate,
non riusciamo a cogliere. Nel silenzio,
hai sentito il sibilo volante del gabbiano,
che lambisce l’onda del mare e il canto delle allodole,
mentre, lontano dai bagliori artificiali e dai lampioni,
nelle placide notti lunari, hai visto tra i cespugli
danzar le lucciole, ascoltando in lontananza
il richiamo cadenzato dell’asio.
E sotto l’incalzar del vento, hai ritrovato te stesso,
operando un’ardua svolta per un cammino nuovo,
fatto a piedi scalzi, per sentire i palpiti
della nostra madre terra e non avere altri pesi
nel volo ritrovato, tutto proteso verso Oriente
e che ti ha portato ad avvertire la presenza
del grande Giardiniere, nella cui vigna
ti è dolce lavorare da mane a sera, ritemprandoti
di tanto in tanto nel rifugio della tua tenda.
Ora, il tuo eccelso ardore ti ha fatto povero
tra i poveri, guardando alla storia meravigliosa,
inenarrabile del Galileo, che padrone e signore
si fece tra i miseri il più misero, modello sempre vivo,
a cui l’opra tua si ispira, che non poco ha giovato
alla gente di Palermo, tra le tante povertà
di cui soffre la città, su cui ti pieghi con amore
e solo per amore, nella pratica della carità
e accendendo la luce della speranza,
stelle splendenti nel cammino, nel cui nome
la Comunità degli emarginati e degli esclusi
ha ritrovato sembianza e dignità: dov’era
la disperazione ora vive la speranza,
dov’era odio e povertà ora fiorisce la carità.
È così, nel nome del Maestro, chi era
“senza futuro” ora sa che non è vero,
chi è caduto si rialza, esce dai più profondi
abissi dell’angoscia e della disperazione
e riscopre la gioia della vita, dimenticandone
le asprezze e allontanandosi dalla solitudine,
dall’indifferenza, malattie perniciose
del nostro tempo, verso cui ti disponi, novello
e atteso Samaritano, ad approntare le prodigiose cure.
E così ti chini su chi soffre, con i tuoi occhi miti,
dolci, azzurri, penetranti, da cui traspare un po’ di cielo,
porgendo le tue operose mani, e ci aiuti a capire
che amare ed essere amati è il senso vero della vita
e che, nel deserto della città, c’è un’oasi dove trovare
pace, serenità, refrigerio, rifugio sicuro,
quando infuriano i venti sinistri della violenza
e del male, il rifugio del cuore, un centro francescano
d’elevata spiritualità, dove fiorisce il gelsomino,
che ricorda d’Assisi il Poverello.
Un’oasi nella città: la Missione Speranza e Carità!
Alfonso Di Giorgio

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