Dopo 12 anni nuovi sviluppi sull'omicidio di Giovanni Perdichizzi, due arresti

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A distanza di 12 anni, arrivano nuovi sviluppi sull'omicidio di Giovanni Perdichizzi, commesso a Barcellona Pozzo di Gotto la sera di Capodanno nel 2013. I carabinieri del ROS, con il supporto in fase esecutiva del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, hanno arrestato, nei giorni scorsi, due persone destinatarie di un'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina. Si tratta di Salvatore Bucolo, 35 anni, e Giovanni Crinò, 39 anni. Il primo è accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio, mentre il secondo sarebbe stato il complice. Sulla scorta del materiale probatorio acquisito nel corso delle indagini, il Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Messina - Direzione Distrettuale Antimafia - ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti dei due indagati per i delitti di concorso in omicidio premeditato e di concorso nel porto illegale in luogo pubblico di un'arma comune da sparo, entrambi commessi al fine di agevolare le attività dell'associazione di stampo mafioso cosiddetta dei Barcellonesi, operante a Barcellona Pozzo di Gotto e sulla fascia tirrenica della Provincia di Messina. Le indagini hanno consentito di fare luce sull'agguato nei confronti di Giovanni Perdichizzi, all'epoca 41enne, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa dei Barcellonesi e referente del gruppo operante nel quartiere San Giovanni, comune di Barcellona P.G. La vittima sarebbe stata incaricata di tenere la cassa del gruppo criminale, nonché della raccolta dei proventi derivanti dalle estorsioni effettuate nel territorio di competenza. Grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (alcuni anche recenti) e alla meticolosa attività investigativa, è emerso che l'omicidio venne deciso poiché Giovanni Perdichizzi avrebbe trattenuto per sé parte dei proventi. Quella sera, la vittima si trovava in un bar di piazza Sant’Antonino quando un killer a volto coperto ed armato di fucile a canne mozze gli sparò in pieno volto, uccidendolo, per poi fuggire con un complice che lo attendeva fuori, su una motocicletta. Le indagini si erano concentrate subito sul regolamento di conti. L'ipotesi della matrice mafiosa, suffragata anche dalle modalità del delitto, è quella ritenuta più probabile dagli investigatori. Durante l'interrogatorio di garanzia davanti al Gip Arianna Raffa, alla presenza del pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, Antonella Fradà, Salvatore Bucolo, accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio, assistito dal suo legale, l’avvocato Filippo Barbera, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’avvocato Barbera ha annunciato di seguire attentamente lo sviluppo delle indagini e di lavorare sulla strategia difensiva: “Il mio assistito – ha dichiarato il legale - ha già respinto le accuse, dichiarando la sua totale innocenza. Naturalmente stiamo approfondendo lo studio degli atti e, al momento, non escludiamo di ricorrere al Tribunale della Libertà. Va comunque detto con chiarezza fin d’ora – prosegue il legale - che contro di lui non c’è nessuna prova diretta, ma solo i racconti, tutti da vagliare e dimostrare, di alcuni collaboratori di giustizia.“

Giovanni Crinò, difeso dall’avvocato Tino Celi, è stato invece ascoltato per rogatoria dal Gip di Siena, dove si trova già detenuto per altre vicende giudiziarie. Si precisa che per gli indagati vale il principio di non colpevolezza fino ad eventuale sentenza definitiva di condanna. 

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