Telefonini e droga in carcere, perquisizioni nei confronti di detenuti e agenti della polizia penitenziaria

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Perquisizioni su detenuti e agenti di polizia penitenziaria al carcere di Messina. Nelle scorse ore – si apprende da un comunicato stampa a firma del Procuratore Luigi d'Amato - i carabinieri della Città dello Stretto hanno svolto una vasta operazione all'interno della casa circondariale di Gazzi, portando a termine numerose perquisizioni nei confronti di detenuti e agenti della polizia penitenziaria. L'indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Messina, ha visto il coinvolgimento del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri e del Nucleo Investigativo Centrale del Corpo di Polizia Penitenziaria. Questa attività investigativa ha avuto come obiettivo il contrasto a una rete di traffico di droga e telefoni cellulari all'interno del carcere, favorita dalla complicità di alcuni membri della polizia penitenziaria.

Nel corso delle operazioni, sono stati sottoposti a perquisizione 21 detenuti e 9 agenti in servizio presso il carcere di Gazzi, nonché altre 4 persone indagate a piede libero o agli arresti domiciliari, portando così a un totale di 34 soggetti controllati. Le perquisizioni hanno avuto luogo sia all'interno della struttura penitenziaria che in locali esterni, con l'obiettivo di raccogliere prove relative all'introduzione illecita di sostanze stupefacenti e dispositivi telefonici.

L'inchiesta ha portato alla luce l’esistenza di un gruppo organizzato che, secondo l'accusa - attraverso la complicità di alcuni agenti, riusciva a far entrare nel carcere materiale proibito, compromettendo la sicurezza e l'ordine all'interno della struttura. L'operazione, che si inserisce in un contesto più ampio di indagini sul crimine organizzato, conferma come le indagini sul traffico illecito nelle carceri siano un obiettivo centrale per le forze dell'ordine, con l'intento di garantire il rispetto delle normative e la sicurezza di tutte le persone coinvolte, detenuti e operatori penitenziari compresi.

Le indagini, che proseguono con l'intento di fare piena luce sull'intera rete di complicità e traffico, segnano un ulteriore passo nella lotta alla criminalità organizzata che riesce a infiltrarsi anche nei luoghi di detenzione, minando la sicurezza e l'integrità delle strutture penitenziarie.

Si precisa che per gli indagati vale il principio di non colpevolezza fino ad eventuale sentenza definitiva di condanna.

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