La siccità sta mettendo in ginocchio l'isola, si fa concreto il rischio desertificazione
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Con l’arrivo dell’estate la siccità in Sicilia è diventata estrema. In molte zone dell’entroterra dell’isola manca l’acqua, mentre laghi e invasi, a breve, senza importanti eventi precipitativi, rischiano di prosciugarsi, lasciando a secco migliaia di persone.
Tra le cause è riscontrabile un aumento delle temperature e scarse precipitazioni, ci sono aree, come il nisseno, le zone vicino Enna e l'agrigentino, dove le precipitazioni, con accumuli di oltre i 20 mm nelle 24 ore, non si arrivano da molto tempo. L’estate 2024 sarà particolarmente rovente per l’Isola.
Nonostante un maggio più piovoso del solito, dal 1° settembre 2023, la Sicilia ha registrato un deficit di pioggia di circa 300 millimetri. Con soli 453 millimetri di pioggia negli ultimi 12 mesi, l’isola si trova in una situazione drammatica che sta portando anche a razionamenti idrici.
La carenza d’acqua sta mettendo sul lastrico molti agricoltori e allevatori. Raccolti ormai persi e animali che rischiano di morire, perché manca l'acqua. Addirittura nel nisseno le capre, per sopravvivere, sono costrette a bere da pozzanghere fangose. L'ultimo triste esempio è la quasi totale scomparsa del Lago di Pergusa, ridotto a una chiazza di fango nerastra.
La Regione sta correndo un enorme rischio di desertificazione territoriale e imprenditoriale. La tragica situazione è dovuta a livelli di precipitazioni che sono sotto le medie storiche, invasi che non consentono più i prelievi e alcune dighe sostanzialmente sono vuote e non hanno acqua utilizzabile.
Le 29 dighe siciliane hanno sostanzialmente una capacità di 290 milioni di metri cubi, ma ce ne sono solo 154 e se calcoliamo che dentro una diga deve esserci un volume minimo residuo, quello destinato alla sicurezza degli invasi e ai pesci, praticamente è disponibile un solo milione di metro cubo d’acqua. Il quadro è preoccupante, tra poco non sarà più possibile prelevare acqua, sono i dati ufficiali.
La falda di Fiumefreddo, dalla quale dipende il 70’% dell’acqua fornita a Messina, si è abbassata di 15 metri.
Due settimane fa la Regione Siciliana ha annunciato di aver stanziato 20 milioni di euro per far fronte alla siccità che interessa diverse province, in particolare Agrigento
Un milione di questi sarà destinato alla riapertura del dissalatore di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, un impianto che aspira l’acqua salata del mare, la filtra e ne ricava acqua dolce che viene immessa nella rete idrica. Rimetterlo in funzione non è semplice, era stato chiuso 12 anni fa per via dei costi di gestione elevati e da allora non è stata fatta nessuna manutenzione. La riattivazione del dissalatore fa parte del piano di emergenza idrica studiato dopo una prima metà del 2024 davvero carente di pioggia.

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