Vinicio Capossela, concerto con orchestra del Teatro Massimo di Palermo

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Vinicio Capossela accompagnato dai professori dell’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo arricchirà l’estate dei grandi eventi siciliani con un appuntamento speciale in programma il 12 luglio al Teatro di Verdura di Palermo. Con le orchestrazioni e la direzione a cura di Stefano Nanni, Vinicio Capossela proporrà una selezione di canzoni immerse nel liquido amniotico orchestrale. Le canzoni diventano labirinti. Le parole si rifrangono tra le pareti di ottoni, le selve dei legni, le nubi dei violini. La sospensione dell’incredulità si realizza non ad opera di scenografie o velature teatrali, ma nell’emozione timbrica.
 
Per Capossela “è singolare come il più pachidermico, statico, immobile congegno musicale, l’orchestra sinfonica, prenda il nome dallo spazio fisico che nel teatro greco era destinato alla danza. Quasi che in quell’ara tra le gradinate e il fondale, con il sacrificio del corpo, potesse prendere vita la cosa più astratta, immateriale, animista che è la musica, nella dimensione più estesa e complessa che la cultura occidentale abbia prodotto. La danza è allora dall’altra parte della vita, le piroette, le coreografie, sono tutte affidate allo spazio dell’anima. Nella posizione più statica, tanto dell’ascoltatore che dell’esecutore, si perdono la corporeità e il peso. Tutto è danza, musica, edificio del sogno. Il teatro con le sue commedie, tragedie satire, si sublima nel testo e nella musica. Così accade anche alle canzoni, vita sacrificata, sottratta all’uso, e poi immolata, arsa e composta, che cambia di stato e diventa sostanza immateriale, portatile, che passa i confini dei tre tempi, passato presente e futuro. Sublima la vita e la corregge.
 
Diventa la tenda sotto la quale si rifugiano Achille e Patroclo e recuperano la dimensione dell’intimità, dell’amore e del sogno, mentre tutt’intorno infuria la battaglia. Il concerto con orchestra è sospensione dell’attualità, è una frattura del tempo dell’utile… e che meraviglioso atto antieconomico eseguire con 50 musicisti brani che sono nati con un solo strumento. La conquista dell’inutile. Il massimo della leggerezza ottenuto col massimo dello sforzo